l’Adige 12.09.2026
In Trentino incidenza più bassa. Per Uici provinciale il problema sta nelle valutazioni sanitarie. «Criteri restrittivi per contenere la spesa? Le decisioni devono essere esclusivamente fondate sulla legge»
Ciechi, Asuit troppo rigida «Intervento del giudice»
In Trentino ci sono 302 ciechi assoluti e 441 ciechi parziali. Su una popolazione provinciale di 546.709 residenti, si tratta di una incidenza di circa lo 0,136 per cento, pari a 1,36 persone ogni mille abitanti. Un dato notevolmente inferiore a quello nazionale che è di 1,97 persone ogni mille abitanti. Meno persone con gravi problemi visivi? Secondo la sezione territoriale di Trento dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti il problema sta nelle valutazioni sanitarie. «I certificati specialistici degli stessi reparti di Oculistica dell'Azienda sanitaria - sostiene il presidente Mauro Dallapè - devono essere riconosciuti. Le persone cieche non chiedono privilegi, chiedono rispetto, equità e il riconoscimento dei loro diritti. Non è accettabile costringere le persone a rivolgersi al giudice per vedere riconosciuta una condizione documentata».
Il riferimento è a una vicenda sulla quale si è recentemente pronunciata l'autorità giudiziaria e che riguarda una persona iscritta all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. L'interessata aveva prodotto una documentazione oculistica certificata proprio dai reparti di oculistica degli ospedali di Trento e Rovereto, nella quale risultava un residuo perimetrico binoculare del 2,5 per cento.
«Eppure il percorso amministrativo non aveva portato inizialmente al riconoscimento richiesto e la persona era stata costretta ad adire il giudice, con il patrocinio degli avvocati Luca Zeni e Gloria Valentini del foro di Trento», spiega l'Unione. «La consulenza tecnica d'ufficio ha riesaminato la documentazione sanitaria e gli accertamenti specialistici. In particolare, nella Ctu viene dato conto della documentazione oculistica che attestava il grave deficit del campo visivo e viene affrontato il dato del residuo perimetrico del 2,5 per cento, inferiore alla soglia del 3 per cento prevista dalla legge per la cecità assoluta. Il giudice ha quindi omologato le risultanze dell'accertamento tecnico per il requisito sanitario oggetto del procedimento relativo all'handicap grave ex art. 3, comma 3, L. 104/1992, che non era stato riconosciuto dalla commissione sanitaria di Asuit».
«Siamo naturalmente soddisfatti per l'esito ottenuto dalla nostra associata e desideriamo ringraziare gli avvocati Luca Zeni e Gloria Valentini per la professionalità e l'attenzione con cui l'hanno assistita», dichiara Dallapè. «Ma non possiamo considerare normale che una persona con una compromissione visiva così grave, documentata da esami specialistici effettuati all'interno dello stesso servizio sanitario provinciale, debba rivolgersi a un giudice per ottenere tutela».
L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Trento chiede quindi all'Azienda sanitaria una riflessione seria sulle modalità con cui vengono valutate le domande.
«Chiediamo all'Azienda sanitaria di fugare in modo netto qualsiasi dubbio che criteri particolarmente restrittivi possano essere influenzati, direttamente o indirettamente, da esigenze di contenimento della spesa», continua Dallapè. «Le decisioni devono essere esclusivamente sanitarie e medico-legali, fondate sulla legge e sulle condizioni effettive della persona».
«Dietro ogni pratica», conclude il presidente di Uici di Trento, «non c'è un numero e non c'è una voce di bilancio: c'è una persona che ha perso in tutto o in grandissima parte la vista. Una persona che deve già affrontare quotidianamente conseguenze pesantissime nella propria autonomia, nella vita familiare, nel lavoro e nelle relazioni. Non chiede un favore. Non chiede un privilegio».
P.T.